E Alberto Maccari è stato, di nuovo. Con un piede nella fossa (con tutto il rispetto), continuerà a condurre il Tg1. In Italia funziona così: per i giovani non c’è lavoro, inutile che si facciano crescere i capelli bianchi a furia di cercarlo, non attacca; mentre certi canuti personaggi trattengono come degli highlander le più alte posizioni di potere.
Ma non generalizziamo: Alberto Maccari non è stato riconfermato perché è vecchio, ma solo per stipulare “un patto politico mortificante“, come sostiene il consigliere Nino Rizzo Nervo, le cui dimissioni arrivano alla direzione e alla presidenza con puntualità. L’aveva detto, che si sarebbe dimesso se si fosse presentata una situazione simile.
“Si tratta di un atto scriteriato, di una gestione condizionata da logiche di parte – scrive al Presidente Paolo Garimberti – che sta spingendo l’azienda verso un rapido declino. Ho più volte denunciato anche in Consiglio la gravità della situazione e ti do atto degli sforzi che hai compiuto in questi anni per preservare l’autonomia delle decisioni e per tutelare gli interessi aziendali”.
Garimberti, d’accordo con il consigliere dimissionario, non può che scrivere anche lui una lettera, dove il nome di Lorenza Lei c’è ma non si vede: “Ciò che è accaduto oggi è la conferma che questa governance condanna la Rai all’ingovernabilità e che è urgente affrontare il problema delle norme che regolano la vita e l’attività dell’Azienda. Il voto di stasera indica che a forza di star chiusi nel Palazzo della Rai si perde la sintonia con il Paese. Si poteva ragionare su un mandato dei direttori legato a quello della durata del Cda ma la pervicacia con cui si sono portate avanti le nomine al Tg1 e alla Tgr dimostra che non si tratta di nomine di emergenza ma di nomine che hanno spaccato il Consiglio e che per questo non possono che incontrare la mia disapprovazione”.
E continua: “soprattutto perché il Direttore Generale aveva preso altri impegni al momento del primo interim consegnato ad Alberto Maccari”. Lorenza Lei si difende, tirando in causa la professionalità dei giornalisti nominati, Maccari al Tg1 e Alessandro Casarin al Tgr. “Rivendico l’autonomia delle scelte e spiace che possano essere state interpretate con logiche che non mi appartengono, come dimostrano ampiamente tutte le scelte assunte in questi nove mesi da Direttore Generale della Rai”. E’ dalla sua parte il consigliere Antonio Verro, che difende le competenze del d.g., sulle quali un consigliere come Rizzo Nervo non può sindacare.
Intervistato da Repubblica, Rizzo Nervo precisa le ragioni che l’hanno spinto a prendere la decisione più drastica: “Per me non è un problema di nomi. Ma va detto che il Tg1 è la principale testata della Rai, un telegiornale in crisi, che ha bisogno di essere rivitalizzato. A parte il fatto che Maccari sarebbe gia’ andato in pensione il 4 gennaio, con 1.640 giornalisti in Rai, non posso credere che l’unica soluzione possa essere quella che ci ha proposto la Lei. No, è offensivo verso i giornalisti dell’azienda”.
M.C.