E’ Internet a guardare la TV o la TV a guardare e imitare Internet? E’ un’equazione di primo grado, e si può leggere sia da destra che da sinistra. Oggi è sempre più frequente che la TV si appoggi al mezzo più interattivo, il WEB, e ne imiti i meccanismi. Tanto che programmi come Forum e Pomeriggio 5 hanno modo di comunicare in tempo reale con il pubblico a casa, che commenta ciò che accade in studio. Anche LA VERSIONE DI BANFI da oggi avrà uno spazio dedicato sulla rete, parallelo al tempo trascorso in studio sul piccolo schermo. Anzi, il programma di approfondimento politico e di attualità condotto dal giornalista Alessandro Banfi cambierà direttamente titolo: Blog – La versione di Banfi. L’esordio, che ha visto il condirettore di Videonews e autore di Matrix debuttare su Rete 4 per tre puntate pilota, non è andato splendidamente dal punto di vista degli ascolti. Ma la rete diretta da Giuseppe Feyles ci vuole riprovare, e ha spolverato il format ripresentandolo in autunno. Naturalmente, al centro del dibattito ci sarà la manovra finanziaria: approvata la nuova manovra, abbiamo davvero finito di pagare? E hanno pagato tutti?
Le risposte verranno da collegamenti in diretta con le piazze, da reportage, e interviste e, in studio, con la presenza di alcuni protagonisti della scena politica ed economica. Questa settimana Alessandro Banfi ospita, tra gli altri, Guido Crosetto (sottosegretario alla Difesa) Roberto Formigoni (presidente della Regione Lombardia), Sergio Chiamparino (ex sindaco di Torino), Tiziano Treu (senatore Pd ed ex ministro), Aldo Cazzullo (giornalista ed editorialista del Corriere della Sera) , Franco Bechis, (vicedirettore di Libero) Stefano Feltri, (giornalista del Fatto), Luigi Zingales (professore a Chicago e commentatore del Sole 24 ore) e Angiola Tremonti, (sorella del ministro dell’Economia, artista e autrice tra l’altro del libro “La valle degli orsi”).
Gli ascolti daranno il verdetto: Banfi e la sua versione dei fatti interessano agli italiani?
M.C.
no
Considerazioni di una semplice cittadina su alcuni punti della manovra
Io non faccio politica ma seguo con attenzione le vicende politiche. Non m’intendo di economia, ma vado al mercato a fare la spesa per la mia famiglia.
Sono semplicemente una comune cittadina italiana che deve ingegnarsi per fare quadrare i conti del bilancio familiare con le modeste risorse economiche a disposizione.
Sono molto preoccupata perché il presente che stiamo vivendo è incerto, instabile, insicuro, più povero di qualche anno addietro, ci troviamo in una società in cui prevalgono l’egoismo, l’arroganza e la prepotenza.
Nel contempo mi sforzo di presagire anni migliori, però per ora non vedo positività all’orizzonte, almeno per le classi lavoratrici.
La manovra di cui si sta tanto parlando in questi ultimi mesi sta avvalorando le mie preoccupazioni e mi sono posta degli interrogativi per cercare di capire dove stiamo andando.
Dopo tanto fare e disfare la manovra da 54,2 miliardi di euro è approdata al Senato dove è stata votata con il voto di fiducia: 165 sì, 141 no e 3 astenuti (io personalmente non concepisco le astensioni in quanto le giudico segno di incomprensione del problema per cui si vota o di vigliaccheria). Vedremo cosa accadrà alla Camera, sicuramente riceverà via libera anche lì e, d’altro canto, non potrà accadere diversamente visto che questo governo ci sono tanti ciarlatani.
La prima domanda che mi sono posta è la seguente: “Perché questo governo pone sempre la fiducia per approvare le leggi impopolari?” Forse la risposta l’ho trovata, ma non sono sicura sia quella giusta.
Sono preoccupata e comprendo le motivazioni che hanno convinto migliaia di lavoratori a scioperare il giorno 07 settembre e i 400 manifestanti a protestare fuori da Palazzo Madama mentre al suo interno si varava la manovra. A loro va la mia completa solidarietà.
Continuo a chiedermi come mai siamo arrivati a un passo della bancarotta. Sarà perché i nostri politici, dall’Unità d’Italia, ma ancor più negli ultimi decenni, pare che facciano politica per mestiere, con l’esclusivo obiettivo di sistemare economicamente i propri bilanci, quelli dei loro familiari e amici, piuttosto che il bilancio del povero Stato italiano. Stiamo forse ritornando ai tempi di Cavour e di Mussolini, quando s’imponevano tasse e imposte a chi meno possedeva per incrementare le ricchezze dei proprietari terrieri, degli industriali, dei finanzieri?
Se l’obiettivo che si vuole perseguire con la manovra non è questo, perché l’IVA, già pesante per i ceti deboli, è stata portata dal 20 al 21 per cento?
Pagare 1% di IVA in più su un capo di abbigliamento o su un litro di benzina per uno che guadagna 5000 euro al mese è una bazzecola, ma chi non guadagna niente o meno di 1000 euro al mese ( e si tratta di una buona fetta della popolazione italiana) viene costretto a rinunciare ad altri acquisti anche se necessari.
Ho l’impressione che i nostri governanti, ovviamente tutti benestanti che non hanno mai conosciuto la vera miseria, stiano adottando la politica di Maria Antonietta di Francia quando ai poveri che reclamavano il pane rispose: se non hanno il pane, mangino brioches.
Da ignorante in tema di economia, io penso che aumentando l’IVA si riducono gli acquisti: è veramente ipotizzabile un gettito di 700 milioni di euro in quest’anno e di 4,2 miliardi di euro dal 2012? Se il povero contribuente riuscisse a percepire un salario più alto forse sì, ma i salari rimangono fermi.
E come spiegarsi quel prelievo di solo 3%, deducibile, sui redditi superiori ai 300 mila euro? In quanti anni di duro lavoro potrà accumulare un tale reddito un operaio che deve versare l’IVA al 21%, che guadagna meno di 1000 euro al mese e che deve pagare il mutuo o l’affitto per la casa in cui abita? Questo cosiddetto “contributo di solidarietà” dovrebbe essere versato dal primo gennaio 2011 al 31 dicembre 2013 mentre l’IVA del 21% da subito e per sempre. Questa è la solidarietà del nostro governo!
Se proprio si vuole essere solidali perché i parlamentari che godono di due o più redditi non rinunciano da subito alle loro indennità parlamentari e a tutti i loro privilegi?
Per questi signori fare politica è una missione, nobile missione, o una imposizione? Se è una missione, volontariamente scelta per contribuire al benessere di tutti i cittadini italiani, perché pretendere il doppio o triplo reddito?
Il politico non è uno e trino come Cristo. È impensabile che possa lavorare con efficacia ed efficienza su più campi, lo fa solo per mettersi in tasca più stipendi, ma l’esito negativo è sotto gli occhi di tutti e, purtroppo, viene pagato dai soliti sfruttati. Questa è solo vergogna!
E che dire dell’innalzamento dell’età pensionabile delle donne a 65 anni? Solitamente una donna attorno ai 60 anni si trova a dover accudire genitori, marito, figli e nipoti e attende il pensionamento per poter pensare anche a se stessa. Come può farlo se si pretende che debba invecchiare sul lavoro, (magari stressante o pesante) mentre il suo fisico deperisce e le forze diminuiscono? Viviamo sulla terra o in un mondo fantasioso?
E perché non si adotta lo stesso criterio per i parlamentari, uomini e donne? Perché a chi si presenta in Parlamento per un solo giorno gli viene garantita la pensione di 5000 euro al mese dal momento in cui non viene più eletto? È forse figlio di un altro Dio?
Non riesco a darmi una spiegazione del perché nella manovra sia stata inserita la modifica all’art. 8 dello Statuto dei lavoratori prevedendo tra le materie non di contrattazione aziendale o territoriale, il licenziamento discriminatorio e alcuni diritti delle lavoratrici madri. L’unica spiegazione plausibile ritengo sia questa: un governo composto per la maggior parte da imprenditori spregiudicati e da affiliati desiderosi di potere e di ricchezze senza doversi spaccare la schiena o logorarsi il cervello, non poteva che pensare a liberarsi da vincoli sindacali per punire con il licenziamento coloro che si permettono di rivendicare i loro diritti in ambiente lavorativo. Questo vuol dire che un datore di lavoro ha libertà di licenziare chi gli sta sulle scatole o la madre che deve spesso assentarsi per accudire il figlioletto malato. Se non stiamo ritornando all’epoca di Dickens, poco ci manca.
La barzelletta di Sacconi riferita all’art. 8 mi ha fatto sorridere e nello stesso tempo indignare. Il ministro forse non ha riflettuto abbastanza raccontando la vicenda dello stupro delle suore nel convento avvenuto nel 600. Ha detto che la suora che aveva detto di no ai briganti non fu stuprata. Questo vuol dire che tutte le altre suore accettarono l’azione degli stupratori? Beh, forse è quello che stanno facendo alcuni sindacati?
E che pagliacciata è quella della riscossione coattiva del condono 2002. Come hanno fatto a sparire i contribuenti condonati? Devo ammettere di essere veramente ingenua per non aver capito fino ad oggi come si può sparire per non pagare quanto dovuto al fisco. Peccato che se il semplice cittadino sbaglia la dichiarazione dei redditi, l’Agenzia delle Entrate o Equitalia interviene con pesanti sanzioni. Che mistero è questo?.
Le stesse perplessità mi assalgono quando sento parlare di evasioni fiscali miliardarie. Io non possiedo miliardi da portare all’estero per non pagare le tasse e quindi il problema non me lo sono mai posto. Dobbiamo mettere le manette ai nostri governanti che sono i primi a tradire il fisco portando i loro capitali all’estero? O forse mandiamo in carcere il piccolo negoziante che non rilascia lo scontrino fiscale o il piccolo commerciante che non fattura? Certo, non è eticamente corretto fare questo, però è molto più grave far scomparire i redditi dei capitali che si posseggono o si producono in Italia. Non è ipocrisia tutto questo?
E, infine, c’è un altro aspetto della manovra che non mi convince: nessun provvedimento è stato contemplato per creare posti di lavoro. Perché? Con quali soldi i disoccupati e gli inoccupati, giovani e non giovani, pagheranno la loro parte del debito pubblico contratto da politici incapaci e sanguisughe? Se non lavorano, con quali mezzi potranno sostenere se stessi e il bilancio dello Stato?
Certo, a un governo composto da ricconi e imbroglioni interessa poco creare le condizioni per garantire un minimo di benessere economico a coloro che non possono permettersi case e auto di lusso, yacht e viaggi costosi. A loro interessa solo spremere chi non ha niente e cercare nella politica privilegi e ricchezza.
Io sono realmente indignata e molto preoccupata perché temo che tale situazione non potrà durare a lungo e vedo avvicinarsi la rivolta sociale.
Non è pessimismo il mio, ma una semplice constatazione del malessere sociale che proviene soprattutto da chi sta cercando disperatamente quel lavoro che non c’è.
LE PENSIONI D’ORO DEI PARLAMENTARI
Come avviene tutte le mattine, anche questa mattina navigo su Virgilio per leggere le ultime notizie e m’imbatto nell’articolo sulle pensioni d’oro dei nostri ex parlamentari, 1464 ex deputati e 843 ex senatori, scritto da Gianni Giannattasio e pubblicato sull’Espresso: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pensioni-doro-tutti-i-nomi/2157568 .
Vengo colta da una rabbia indescrivibile e cerco di approfondire l’argomento. Cosa scopro? Un articolo di Emanuele Lauria, pubblicato sulla Repubblica di Palermo, dal titolo “Il dirigente regionale va in pensione Riceverà ogni giorno 1.369 euro”, http://palermo.repubblica.it/cronaca/2010/03/19/news/il_dirigente_regionale_va_in_pensione_ricever_ogni_giorno_1_369_euro-2767043/
Questo fortunato dirigente regionale si chiama Felice Crosta ed è l’ex presidente dell’agenzia dei rifiuti della Sicilia.
Mi sono posta diversi interrogativi: In quale Repubblica democratica viviamo? Com’è possibile che in Italia si verifichino situazioni di questo tipo? Siamo un popolo di sadici e masochisti o di normali cittadini? Esiste un briciolo di umanità, di giustizia, di solidarietà, di riconoscenza nelle coscienze dei nostri deputati e senatori, di destra o di sinistra che siano?
Io, al loro posto, mi vergognerei al solo pensiero di dover avallare e godere di provvedimenti parlamentari che definiscono e attuino disparità sociali così eclatanti.
E i nostri nonni che hanno combattuto guerre non volute, che sono dovuti correre davanti a bombe nemiche e alleate, che hanno dovuto affrontare fame, pericoli e torture, che si sono entusiasmati per la nascita della Repubblica Italiana, che hanno applaudito alla Costituzione ritenendo di aver conquistato diritti e civiltà, che se ancora in vita percepiscono pensioni che permettono loro di arrivare a fatica a fine mese, ma questi nonni quali sentimenti nutrono nei confronti di tutti i parlamentari pensionati che intascano vitalizi e privilegi così clamorosi?
Continuano a pensare alla riforma previdenziale per sanare il debito pubblico, ma perché non rinunciano ai loro lauti introiti pur di non toccare le misere pensioni?
E dire che hanno ottenuto lo scranno in Parlamento grazie ai voti di coloro a cui succhiano il sangue come sanguisughe!
Sono pensioni che vanno da un minimo di 3.000 euro al mese a un massimo di 31.411 euro mensili di Giuliano Amato e ai 34.000 di Ciampi Per non parlare poi del dirigente regionale siciliano che riceverà, con l’approvazione della Corte dei Conti, 1.369 euro al giorno, che moltiplicato per 30 giorni fanno 41.070 euro al mese.
Cos’è la democrazia per questi signori? È il diritto che viene loro riconosciuto dalla Costituzione Italiana per sfruttare la povera gente?
Parlano di libertà: ma quale libertà? La libertà di fregare il prossimo?
È una vera vergogna, la barca affonda e loro gozzovigliano, e con i nostri voti. Tutti brava gente, a destra, a sinistra, a Nord e a Sud! Complimenti!
Caro giornalista Alessandro Banfi, mi dispiace ascoltare tutte le scuse che i parlamentari non fanno altro che inventare.
Il problema è che purtroppo abbiamo molti ladri e buffoni al potere e non solo.
L’Italia scende in piazza se viene tolta la classica partita di calcio in TV, i calciatori scioperano nonostante tutti i soldi che prendono per correre dietro ad un pallone; quando gente comune non riesce ad arrivare a META’ mese.
Ci dicono “FATE FIGLI”, ma chi ce li mantiene? Senza parlare dei diritti che ci stanno togliendo pian piano…
Vorrei sapere:”Ma se in Italia restassero solo gli extracomunitari che lavorano in nero (sicuramente non tutti), che hanno i diritti che vengono tolti a noi italiani ed i vari sussidi, i nostri cari parlamentari, da dove prenderebbero i soldi per riempire le loro tasche???
Visto che alcuni non sanno fare altro?
In Italia per le donne che vogliono avere figli non c’è la possibilità di avere un part – time.
Certo che siamo un paese di anziani, ai giovani vengono tolte tutte le possibilità di avere una famiglia a partire dal lavoro che peggiora sempre piu’. Mi dispiace ma non credo che fare un figlio e poi farlo crescere a qualcun altro sia giusto.
E poi…con questa nuova delibera per liberalizzare il commercio, ci hanno tolto anche la possibilità di passare l’unico giorno (la domenica) in famiglia, con le persone care, con i figli.
Perche’ non vanno loro a lavorare la domenica? Ah…è già grazie se alcuni fanno finta di lavorare.
Penso che siamo tutti molto arrabbiati; ma che noi italiani non abbiamo il coraggio per arrivare ad una rivoluzione.
I nostri ragazzi si trasferiscono all’estero perchè in Italia non riescono ad andare avanti; fatevele delle domande! L’estero dà la possibilità di crescere, di vivere e NON di sopravvivere. Noi siamo italiani, ma siamo obbligati ad andare via dal nostro paese perchè il nostro è un paese che va avanti per conoscenza, raccomandati e così via.
Questo è uno sfogo personale e spero che capiate i vari riferimenti.
Grazie. Natascia.
Al sig sindaco Renzo perchè non si vuole fare scaricare l IVA a tutti seconda cosa i giovani si debbono inventare il lavoro ma come se la burocrazia ammazza tutto? Grazie alfredo
Al sig sindaco Renzo domanda perchè non si vuole fare scaricare l IVA a tutti così facendo staremmo in un paradiso i giovani per inventarsi il futuro dobbiamo snellire la burocrazia pigliamo esempio dalla svizzera