Chi lavora in televisione non vive nel mondo reale, io l’ho sempre detto. C’è gente -indagare per credere – che vive per gli ascolti del mattino, matti che pensano che il mondo cominci a Saxa Rubra e finisca a Cologno Monzese, squilibrati che fuori da uno studio televisivo non trovano una ragione di vita. Sono problemi seri, ed è un disturbo della psiche che dovrebbe essere contemplato dal DSM.
Tra i sintomi della nevrosi c’è anche la proiezione di un’unica personalità sul pubblico spettatore, che diventa una massa informe capitanata da un unico pulsante cervello: questo individuo collettivo non si chiede il perché di quello che vede, non si chiede il chi e il come, non ragiona per logica ma per emotività, gode del dolore e gioisce delle emozioni facili, vuole ridere ma subito dopo vuole piangere.
Ha un rapporto di odio e amore con le parolacce e le risse, ama il trash ma fa finta di criticarlo. E’ per accontentare lui che i contenitori televisivi come i talk show si inventano le cosiddette storie “vere”, visto che oggi va di moda la realtà, dopo il quasi fallimento dei reality; va di moda la crisi, perché l’individuo amorfo la accusa, non come quelli che lavorano nel fantastico mondo della televisione. La accusa ma ci vuole sguazzare, nel dolore, e dunque accontentiamolo.
Diamogli la tragedia, la donna che ha abortito in seguito al trauma subito sulla Costa Concordia. Facciamolo fesso e contento con i soliti attori di Forum. Come, in una trasmissione parla romano e nell’altra milanese? Vabbé, tanto il pubblico ha gli occhi velati di lacrime e le orecchie ovattate dal dolore, non se ne accorgerà mai. Quei due che sono andati a Domenica In stanno anche a Verdetto Finale? Se è per quello avranno fatto tappa anche all’eredità, a Trasformat e al Pranzo è servito. Ma agli attori che gli vuoi dire? Ci guadagnano, devono pur mangiare, non come la televisione che si nutre della nostra ingenuità.
Sulla foca volevo dire qualcosa, ma m’è scesa la tristezza.
Poison Ivy